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IN MEDIO COELI - Il testo critico di Roberto Mastroianni su Francesca Dondoglio

La Raccolta Lercaro e Studio la Linea Verticale - Arte Contemporanea presentano "In medio coeli", personale di Francesca Dondoglio, che inaugura il 14 dicembre alle ore 18 presso la Raccolta Lercaro e aperta al pubblico fino al 14 gennaio 2024.


Sol invictus, personale di Navid Azimi Sajadi a Modena, start60, Area 51, a cura di Studio la Linea Verticale

 

IN MEDIO COELI - FRANCESCA DONDOGLIO

Di Roberto Mastroianni

Francesca Dondoglio è un’artista mossa da esigenze spirituali, poetiche e filosofiche che porta avanti, ormai da tempo, una ricerca ascrivibile a una forma di “concettualismo esperienziale” dai tratti mistici e poetici che, attraverso una sperimentazione sui materiali e la pittura, utilizza i colori come vettori privilegiati per veicolare una dimensione emotiva e teorica dell’esperienza estetica.


La sua poetica è tutta incentrata sull’esplorazione della zona mediana tra il visibile e l’invisibile nel tentativo di rendere presente il sovrasensibile alla propria percezione e a quella del fruitore, attraverso la sperimentazione costante sull’uso del pigmento e del supporto e l’esercizio del gesto della mano e dello sguardo, dando vita a un’esperienza creativa finalizzata all’esplorazione della realtà sensibile e sovrasensibile.


Le sue opere si presentano come dispositivi esistenziali e esistenzialistici, che indagano l’esistenza nella consapevolezza che essa, come ci ha insegnato Heidegger, sia un ex-sistere (ex-sistere, dal latino “stare fuori”), un “progettarsi”, un “trascendersi” ovvero un proiettarsi fuori dal piano del reale verso “un’ulteriorità”, che è “trascendenza”. Questa tensione, al contempo creativa e conoscitiva, verso una dimensione ulteriore e invisibile dell’esistenza la porta a esplorare la dimensione duale della realtà, concentrandosi su quella labile e fuggente separazione tra le due dimensioni, che prende da sempre nella nostra cultura la forma della parola poetica e della rappresentazione artistica e che lei rappresenta con le tonalità sovrapposte del rosso e del blu. I suoi cicli di opere indagano in modo aniconico l’esperienza specifica in cui immagini e parole si pongono come mediane tra i diversi piani di realtà.


In quest’ultimo ciclo, che prende il nome da un dialogo con la poetica di Cristina Campo e con la sua “teoria del Medio Coelo”, le opere in mostra diventano emblematiche di questa tensione. 

Se, da una parte, la poetica dell’artista è ascrivibile a quella che Filiberto Menna definiva la “linea analitica dell’arte moderna e contemporanea” ovvero a una ricerca sugli elementi primi della pittura e dell’arte (colore, gesto, superficie...), che interrogandosi su di essi si interroga su tutta la storia dell’arte e della cultura e sulla dimensione antropologica dell’esperienza estetica; dall’altra, è evidente il portato spirituale di questa produzione, che sempre allude a una ricerca esistenziale che cerca di restituire l’esperienza dell’invisibile, in vista del raggiungimento di un accrescimento costante della conoscenza interiore. In questo ciclo di opere, nato dal dialogo con la poesia e i saggi della Campo, in special modo con il saggio In medio coeli presente nella postuma raccolta di scritti Gli imperdonabili (1984), i quadri portano a rappresentazione cromatica, aniconica e non figurale quello spazio, in cui si sedimenta il segno con riferimento all’ultrasensibile. A partire dalla dicotomia tra conosciuto e ignoto, tra visibile invisibile, la Campo individua nella fiaba e nella poesia la produzione di immagini e simboli che permettono di raggiungere con un percorso esistenziale il Regno dei Cieli ovvero la conoscenza assoluta, la dimensione gnostica della conoscenza spirituale cui tutti gli esseri umani aspirano. Questo spazio per la parola poetica e per le metafore mitologiche e fiabesche viene interpretato e restituito dalla Dondoglio attraverso l’uso del colore, che trasforma la poesia in stratificazione pittorica e in assenza figurale.


All’indagine e alla sperimentazione poetica sulle parole e le figure della scrittrice, la pittrice risponde con il silenzio e l’astrazione aniconica delle stesure sovrapposte del colore, materializzando la condizione specifica della sospensione tra l’infanzia e l’innocenza e la saggezza che aspira alla conoscenza assoluta. Quella che per la Campo era la sospensione tra la nostra innocente infanzia, che insegue simboli e immagini, e la saggezza dell’età che ripercorre la propria vita con sguardo ed espressione poetica, in vista di una consapevolezza superiore, per la Dondoglio diventa spazio dell’espressione apofantica della pittura. 


Nelle opere in mostra prende, dunque, forma una ricerca sulla stratificazione pittorica e sull’interazione con i supporti che si fa indagine teorica e filosofica sulle tonalità e le interazioni tra i due colori - il rosso e il blu- che l’artista sceglie per dare forma a superfici monocromatiche e bicromatiche, che diventano metafora della dimensione diadica del reale. 

Non è un caso, infatti, che le opere dell’artista diventino porzioni metaforiche di quella tensione tra trascendenza e immanenza, costitutiva della nostra presenza nel mondo, che attraverso la percezione e la relazione con l’interiorità e la materialità mette in forma simbolicamente, ma in modo aniconico, la dimensione spirituale, emotiva e cognitiva dell’umano.


Il “rosso” e il “blu” diventano, dunque, elementi archetipali di una geometria esistenziale che nella composizione tra le campiture delinea la soglia tra la dimensione immanente e quella trascendente, indicando la linea su cui siamo sempre in bilico tra presenza e assenza, tra essenza ed esistenza, tra mondo sensibile e quello ultrasensibile.

Le opere della Dondoglio esplorano la dimensione specifica dell’umano, andando in profondità attraverso un movimento che parte dalla dimensione esteriore e che porta a quella interiore, producendo figurazioni aniconiche che mettono in scena una dimensione simbolica ed esperienziale, che interpella la razionalità dei sensi, della percezione e dello sguardo.

In questo modo l'occhio riconosce il deposito di senso e significato sedimentato nella densità del colore, nelle sue stratificazioni e nelle composizioni, innescando un’indagine interiore e ulteriore sollecitata dalla percezione.


L'idea di una ”soglia” tra il sacro e il profano, tra vita e non-vita, tra la materia e lo spirito, tra l'esistenza e l'essenza viene così messa in scena grazie alla compenetrazione dei pigmenti e alla loro stratificazione, che attraverso l’interazione dei colori e dei materiali danno vita a una densità materica che porta alla rappresentazione di una porzione del nostro inconscio individuale e collettivo.  In questa rappresentazione prende forma il Medio Coelo, che per la Campo era spazio per l’esercizio della poesia come strada d’accesso alla Gnosi, in cui l’impossibile e il possibile, il terreno e l’ultrasensibile si incontrano.


 

Dettagli dell'evento:


  • Titolo: In medio coeli

  • Artista: Francesca Dondoglio

  • A cura di: Studio la Linea Verticale

  • Tesi di: Roberto Mastroianni - Alessandro Mescoli

  • Data di Inaugurazione: Giovedì 14 dicembre, ore 18.00

  • Durata della Mostra: 14 dicembre 2023 - 14 gennaio 2024

  • Luogo: Raccolta Lercaro, Via Riva di Reno 57, Bologna


Orari di Visita:


La mostra sarà visitabile a ingresso libero dal 14 dicembre 2023 fino al 14 gennaio 2024 nei seguenti orari: 


  • Martedì e Mercoledì: 15.00-19.00

  • Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica: 10.00-13.00 / 15.00-19.00

  • Chiusura: domenica 24 e domenica 31 dicembre 2023. 


Informazioni:


Per ulteriori informazioni, contattare la Raccolta Lercaro:



Connettiti con noi:


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