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IN MEDIO COELI - Fatalità e automatismi nelle opere di Francesca Dondoglio, di Alessandro Mescoli.

La Raccolta Lercaro e Studio la Linea Verticale - Arte Contemporanea presentano "In medio coeli", personale di Francesca Dondoglio, che inaugura il 14 dicembre alle ore 18 presso la Raccolta Lercaro e aperta al pubblico fino al 14 gennaio 2024.


Sol invictus, personale di Navid Azimi Sajadi a Modena, start60, Area 51, a cura di Studio la Linea Verticale

 

IN MEDIO COELI - Il ciclo ligneo

Fatalità e automatismi nelle opere di Francesca Dondoglio

Di Alessandro Mescoli

In questo nuovo ciclo di opere l’artista torinese si immerge nelle profondità del proprio disegno, del quale dilata ulteriormente la dimensione concettuale, arrivando a lambire più o meno volontariamente alcuni aspetti del disegno performativo.  Alla radicalità e agli intenti primigeni del suo lavoro, Francesca Dondoglio accosta elementi nuovi che esacerbano alcune riflessioni dell’autrice stessa intorno al proprio lavoro.


Nello specifico, l’artista, all’interno di una sorta di processo riflessivo e meta-analitico, riscopre la propria pittura, ri-considerandola intimamente e praticandola all’interno di una consapevolezza altra, qui rappresentata delle possibilità offerte da un nuovo media; un nuovo “dispositivo di rivelazione”.

Questo ciclo di lavori ha il merito di portare alla luce un’attesa e ulteriore conferma di poetica riguardo il lavoro della Dondoglio, che a poco a poco ne presta il fianco all’analisi.

Le riflessioni teoriche, gli scritti e le letture poetiche che Francesca compie come quotidiano esercizio, ne traggono ora, con queste opere su tavola, la forza dell’evidenza.

L’immagine che fino ad ora era derivata da una scelta compositiva consapevole lascia per la prima volta il passo ad una serie di casualità non ricercate dall’autrice.


Alcuni  automatismi, varie situazioni desiderate ma non evocabili direttamente dall’autrice, diversi risolti dell’opera, possono quindi avvenire e manifestarsi più di frequente e più francamente con l’instaurarsi di un “inconscio” di un controllo differito dalla volontà di Francesca nel procedere durante la pratica artistica.

Un fenomeno, nel suo divenire, che non sia completamente controllabile .

La mediazione che rende possibile questo accadimento risiede nelle caratteristiche paradossali del supporto ligneo, il quale, sorprendentemente, fa contro ogni logica aspettativa corrispondere più gradi di libertà espressiva ad una maggiore rigidità del media materiale.


Il legno come supporto vivo, precedente ed ancestrale progenitore della carta, raccoglie i pastelli della Dondoglio.  Velature e stesure che si distribuiscono in maniera inaspettata, inciampando e scivolando in asperità, solchi e nodi: segni pregressi che trattengono, come un respiro, cromie e nuances. 

Francesca agisce, opera, ed il supporto decide come trattenere, evidenziando ciò che per affinità sceglie di resistere e permanere in attesa di fissarsi. 

E ancora, di questa autonoma casualità, ne troviamo manifestazione nell’allontanamento dell’autore dall’opus; forse uno degli  elementi più caratterizzanti della cultura visiva postmoderna. Diversi artisti e teorici tra i quali è possibile citare (per conoscenza e vicinanza a chi scrive) Franco Vaccari e Luca Panaro, hanno sottolineato parlando di immagine fotografica e tecnologica,  (ma personalmente credo si possa ampliare più generalmente al concetto di immagine), come sia possibile che l’immagine “si generi al di là delle previsioni del proprio autore, lasciando quindi l'impressione che qualcosa sfugga al proprio controllo”.  


Anche il disegno di Francesca, quindi, si può liberare di ogni aspetto deterministico e vivere secondo una traccia propria, che si manifesta evidenziando l’ossatura del segno, i nodi e le vene del legno. Sostegno e linfa che permeano e permettono la vita dell’opera e del disegno stesso. 

Ognuno di questi elementi, raccoglie ed amplifica il colore rapprendendolo e coagulandolo in composizioni uniche, contribuendo a creare un segno irripetibile generato dall’innesto su elementi naturali e su elementi traumatici della tavola,  dove questi ultimi ne ricordano le vite precedenti.

Specificatamente, nella composizione del disegno, giocano un ruolo determinante anche gli effetti riflessivi del pigmento sull’orientamento dei diversi foglietti lignei, creando contrasti minimi ma necessari,  che ne rivelano gli strati più intimi.


Quanto qui avviene, parallelamente  ed ad ulteriore conferma, si ritrova concettualmente anche in diversi cicli di opere, sulle quali, uno dei massimi interpreti internazionali del disegno, è intervenuto citando il disegno stesso secondo diverse inclinazioni. Omar Galliani, nei suoi scritti e nei titoli poetici delle proprie opere, parla spesso di “ossatura” e di “articolazione del disegno”, giocando si sulla valenza lessicale, ma riconoscendo alle tavole di pioppo su cui disegna, la prelazione ad “innestarsi”, fondendo come ne “L’Alcyone dannunziano”, le venature con le anatomie e le figure tratte su di esse a grafite e pastello. Oppure ancora, l’artista reggiano di nascita ma noto in tutto il mondo, nobilita ed include nell’opera elementi esterni all’esecuzione del disegno, come graffi pregressi e tracce d’uso, non determinati dall’autore, ma di fatto elementi-base, linguaggi aperti, “segni” (da qui il titolo di-segni) nell’istante primigenio e totipotente della loro creazione.


Risiede nell’osservatore di questi lavori nuovi di Francesca Dondoglio, la stessa dimensione dell’incanto di cui fu vittima Cvet eseguendo le prime cromatografie, dove i pigmenti si fissavano o migravano dal supporto, solamente in funzione delle “skills” intrinseche dei materiali. Secondo un disegno indipendente. Non governabile. 


Ed anche in questo derma non possono mancare le cicatrici, protagoniste di un disegno ritrovato oppure di un trauma, che deve allo svelamento la sua guarigione.


 

Dettagli dell'evento:


  • Titolo: In medio coeli

  • Artista: Francesca Dondoglio

  • A cura di: Studio la Linea Verticale

  • Tesi di: Roberto Mastroianni - Alessandro Mescoli

  • Data di Inaugurazione: Giovedì 14 dicembre, ore 18.00

  • Durata della Mostra: 14 dicembre 2023 - 14 gennaio 2024

  • Luogo: Raccolta Lercaro, Via Riva di Reno 57, Bologna


Orari di Visita:


La mostra sarà visitabile a ingresso libero dal 14 dicembre 2023 fino al 14 gennaio 2024 nei seguenti orari: 


  • Martedì e Mercoledì: 15.00-19.00

  • Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica: 10.00-13.00 / 15.00-19.00

  • Chiusura: domenica 24 e domenica 31 dicembre 2023. 


Informazioni:


Per ulteriori informazioni, contattare la Raccolta Lercaro:



Connettiti con noi:


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