Del divenir sottile: l’immatériel par le matériau

Aggiornamento: 19 mag

Testo di Tatiana Basso


I segni interpuntivi di Immateriale-Corpo-Immateriale stringono una relazione sintattica prescrittiva tra le unità del costrutto linguistico, annunciando in virtù di quella l’assetto dell’esposizione. Non pare secondario, allora, soffermarsi sull’architettura palindroma del titolo, che mentre indica un iter (biunivoco) della lettura, sancisce l’unitarietà del concetto che traspone: un moto oscillatorio dall’immateriale all’immateriale per stadi di progressiva rarefazione della materia. Tale tripartizione, data dal trattino, non ha pertanto carattere disgiuntivo, anzi unisce i limiti lessematici dei vocaboli richiamando il procedere heideggeriano nell’analisi della costituzione e del costituir-si dell’essere.


Dettagli dall'opening. In foto "Ritratto di famiglia" di Claudio Valerio. Ph Carlo Spinoso


Se dalla struttura composita che intitola l’entità-mostra può discendere una interpretazione del suo orizzonte fenomenologico, occorre ora attardarsi sul campo semantico di ‘immateriale’ per approcciarsi alla sostanza evenemenziale delle unità-opere. Cosa le rende corpi, immateriali agli antipodi? Sottraendo momentaneamente l’in-privativo, vediamo come il termine comprenda in sé un arco di significati che oscilla idealmente tra i riferimenti dati dall’aggettivo e dal sostantivo ‘materiale’, isomorfi, che alludono rispettivamente alla concretezza e fisicità della materia (in contrapposizione all’astratto, al metafisico, allo spirituale) e alla costituzione molecolare dell’oggetto di realtà. Come osserva Francesca Gallo riprendendo il pensiero esposto da Florence de Mèredieu nella Histoire matérielle et immatérielle de l’art moderne et contemporaine, tale eterogeneità semantica «è ancora più chiara se si fa riferimento al francese, dove matériel ha il significato dell’equivalente aggettivo italiano 'materiale' (cioè concreto […]), mentre matériau è riferito al materiale fisico […]». La proposta di De Mèredieu di riconsiderare l’arte dal punto di vista dei materiali, delle tecniche e del complesso rapporto che gli artisti intrattengono con la materia è valsa alla studiosa italiana l’avvio dell’analisi della storica mostra Les Immatériaux, curata da Jean-François Lyotard al Centre Pompidou nel 1985. In estrema sintesi, l’accezione di immaterialità avanzata con gli ‘Im-matériaux’ culmina con l’annullamento della distinzione fra materia ed energia e la conclamazione della mancata rispondenza tra materia e forma, in favore di una concezione di una materia-tempo, -immagine, -flusso. Ora, facendo nostra tale concettualizzazione, soffermiamoci sui sites di Immateriale-Corpo-Immateriale per osservare come ciascuno metta a fuoco una forma e un grado dell’energia: l’immatériel par le matériau, in una relazione avente nel corpo-opera l’asse di simmetria dove l’istante trasmutativo tra fisica e metafisica cristallizza.


Dettagli dall'opening. In foto "Decomposizione sottile (homo)" di Vale Palmi. Ph Carlo Spinoso


Le opere dei sette artisti della Linea Verticale manifestano due “modi” dell’immateriale: “spirituale”, disceso da Klee, per cui «l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è», e “corpuscolare” secondo il ragionamento sulle grandezze fisiche impalpabili prodotto da Giovanni Anselmo in seno a Les Immatériaux:

Se voglio verificare ciò che è invisibile […] Se voglio materializzare l’invisibile, questo diventa visibile. L’invisibile è ciò che è visibile, ma che non si può vedere.

Come l’aria si fa visibile solo attraverso un più denso stato di aggregazione della materia, così le immaterialità si fanno corpo attraverso l’opera, punctum sull’essere-in(incerta)-potenza; sulle declinazioni altre ed inverificabili del Sé; sull’entropia dei sistemi naturali e artificiali; sulla sottile, adamantina maestà del Vuoto data da un corpo-come-divenire-auratico.



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